CENTRO STORICO DI GUARDIA SANFRAMONDI

Il centro storico di Guardia è stato oggetto di numerosi studi recenti. Riguardo allo sviluppo del centro storico Guardia Sanframondi ha un processo formativo urbano non del tutto chiaro: " Si può supporre che inizialmente, tra VIII e XI secolo, ci siano stati due piccoli nuclei abitativi a casale localizzati intorno ai due corsi d'acqua che ancora oggi attraversano il vecchi centro abitato. Si possono individuare questi primi insediamenti in quegli aggregati di case di forma complessivamente ellittica che si trovano intorno alle vie Canalicchio, ad ovest del castello, e intorno allo slargo antistante alla chiesa di S. Rocco (zona Toppo), ai bordi del torrente Ratello. La loro forma richiama gli accentramenti spontanei dell'Appennino sannita difesi da palizzate e da terrapieni (da questi accorgimenti difensivi deriva il loro perimetro curvilineo). Con l'avvento dei Normanni fu realizzato un primo castello tra la fine dell'XI e la prima metà del XII secolo. Intorno al centro si formò un'edilizia minuta schierata al margine delle strade attraverso cui si accedeva allo spazio interno di fortificazione. Il centro abitato ebbe in questa fase la funzione di presidio territoriale o poco più e, dunque, una dimensione ridotta rispetto ad altri centri feudali della valli lambite dal fiume Calore. La sua crescita iniziò nel XIV secolo e proseguì fino al XVII secolo con lo sviluppo delle attività artigianali tra cui emersero, soprattutto, quelle conciarie. Il circuito delle mura urbiche si ampliò e, progressivamente, si formò un nuovo tessuto edilizio basato essenzialmente su due schemi di lottizzazione. Il primo è probabilmente quello che comprende via Fiorilli e via S.Leonardo e che, impostato su terrazzamenti di passo costante, aveva fitto reticolo viario (in larga parte, ormai, obliterato) ed isolati quadrati di piccola dimensione (m 9x9) con traverse di sezione non superiore a m 2. Conteneva abitazioni di circa quattro vani ( due all piano terra e due al piano primo) fondate su piani sfalsati che assecondavano la pendenza del terreno. Il secondo tipo di tessuto edilizio è quello che include via dietro gli Orti, via M. F. Guidi e si estende fino a toccare in alto via Portella. Ha configurazione geometrica, disposizione e moduli analoghi ma di dimensione leggermente superiore ( m 10x10) anche se il suo assetto originario è più difficilmente ricostruibile a causa delle profonde trasformazioni intervenute dopo il XVII secolo. Una casa in via Guidi, che nelle cornici medievali delle finestre del primo piano mostra un motivo decorativo particolare (il cosiddetto arco a fiamma), consente di riferire la strutturazione di quest'area agli inizi del XV secolo, mentre lo schema partitivo precedentemente descritto va collocato nella prima metà del XIV secolo. Guardia Sanframondi ebbe ulteriori espansioni nel seicento (fu incluso nella cinta muraria il quartiere dominato da palazzo Sellaroli, raro edificio a corte tardorinascimentale, realizzato in tale periodo nel corso di una diffusa ristrutturazione della zona) e nel settecento, allorché l'edificazione si diffuse lungo le strade extramuranee comprendendo anche importanti edifici religiosi. In queste ultime due epoche si ebbe una sensibile evoluzione dell'architettura residenziale. Furono costruiti palazzi di notevole dimensione e qualità, frutto di accorpamenti di unità edilizie di base, che raggiunsero in alcuni casi un fasto arredativo assimilabile a quello tuttora documentato da alcune chiese locali. Anche l'edilizia comune si modificò aumentando la propria consistenza sia in altezza che in larghezza e dando luogo ad una considerevole varietà di tipologie abitative. Con la costruzione a monte del centro abitato della via Sannitica si spostò l'asse di gravitazione delle attività urbane e così tra il XIX e gli inizi del XX secolo si costituì un tessuto edilizio importante, con fronti compatti, lungo i bordi del nuovo assetto stradale. Le abitazioni, in generale, subirono gli effetti di questa nuova stagione, caratterizzata dal prevalere della produzione agricola e delle attività di trasformazione ad essa collegate su ogni altro tipo di lavoro, e persero lentamente la loro fisionomia d'origine finendo per serializzarsi più o meno profondamente". (da F. Bove)

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